ELISA BONAPARTE Principessa di Piombino e Regina dell’Etruria:
diabolica, viziosa e libertina

LA TOSCANA NAPOLEONICA:
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Storie d'amore e di governo nella vita di Elisa Bonaparte, l'affascinante e autoritaria principessa di Piombino e Lucca, poi granduchessa di Toscana. Ambiziosa, decisa e saggia nel governare per gli storici, ma non per la memoria popolare che ci restituisce, invece, una Elisa diabolica, viziosa e libertina. Ritratto quest'ultimo che ha catturato la fantasia dello scrittore piombinese Gordiano Lupi, che rispolvera la vicenda alla sua maniera sulle pagine della rivista Mystero. «Come tutte le leggende, anche questa ha un sottofondo di verità, ma soprattutto permette di rivedere la storia da un punto di vista misterioso, con il fascino del può essere anche se non è stato», afferma Lupi.

La leggenda che si lega alla vita di Elisa Bonaparte, la regina dell'Etruria , ha origine nel minuscolo stato piombinese, che Napoleone dona alla sorella il 18 marzo 1805. Un piccolo regno, per giunta ridotto un po' maluccio, di circa duemila anime, compreso i quattrocento soldati della guarnigione francese, con un territorio per lo più incolto e paludoso, eredità del governo dei Boncompagni-Ludovisi. Elisa dal canto suo favorì lo sviluppo economico del principato e migliorò la viabilità. In tema di salute pubblica, tra le varie misure profilattiche adottate, è piombinese il primo esempio a livello europeo di vaccinazione antivaiolosa obbligatoria, grazie ad un decreto del 1806 emanato da Elisa Bonaparte Baciocchi.

Ancora oggi, ciminiere a parte, il carattere di città siderurgica e portuale di Piombino svanisce nel centro storico, dove affiorano i segni del passaggio della sovrana. Anche se Elisa veniva poco in città e durante il suo regno ci avrà abitato qualche mese, in ogni caso abbastanza perché i suoi oppositori mettessero in giro delle strane voci sul suo conto. «La principessa arrivava a Piombino soprattutto per la bella stagione e pare che qui si dedicasse alla più sfrenata lussuria. - dice Gordiano Lupi - Il castello della Cittadella era sede di convegni amorosi con giovanotti locali, il tutto all'insaputa del marito che quasi sempre se ne restava a Lucca per curare gli affari di stato».

Elisa, soprannominata La Baciocca, dal cognome del marito Felice Baciocchi, nel corso degli anni è passata alla storia come una strega, una maliarda mangiatrice di uomini, stile maga Circe. Una figura affascinante e scostante, mascolina anche nei confronti del sesso, autoritaria e con gli stessi atteggiamenti bruschi che erano tipici del fratello Napoleone. Insomma gli ingredienti giusti per dar spazio a dicerie e falsità. «Era lei che sceglieva il giovane più bello da invitare a palazzo, il ragazzo da concupire e da amare per una notte intera dopo aver consumato una cena afrodisiaca a base di pesce e vino dell'Elba. - afferma lo scrittore - La principessa era una donna diabolica che cercava di nascondere le sue colpe, quindi si tratteneva con il favorito solo per poche notti. Il ragazzo, una volta adempiuto al suo dovere, restava imprigionato nelle segrete del castello e alcuni giorni dopo veniva spinto dalla guardia reale verso le cento scalinate che ancora oggi portano al mare. Per molti giovani piombinesi il prezzo di una notte d'amore con la principessa era la vita».

È piazza Bovio il teatro della leggenda, uno spazio proteso sul mare che dà l'impressione di un vascello ormeggiato alla costa. Da qui, secondo la credenza popolare, nelle notti di plenilunio risuonano lugubri lamenti, grida di fantasmi disperati, anime senza pace strappate alla vita nel fiore degli anni. «I vecchi raccontano che il mare decise di vendicarsi perché non poteva sopportare di essere diventato la tomba dei giovani più belli della città. - sostiene Lupi - La dinastia dei Bonaparte fece una brutta fine e la disfatta di Napoleone travolse tutta la sua famiglia. La Baciocca, quando venne la sua ora, scappò lungo le cento scalinate in direzione di piazza Bovio e da là avrebbe voluto tentare la fuga. Il mare però era in tempesta e sfogò su di lei anni di rabbia repressa, un'ondata la travolse e la gettò nel gorgo impazzito. La Baciocca morì nelle stesse acque dove aveva fatto uccidere i ragazzi che aveva utilizzato per il suo piacere».

Così, poco importa se per la storiografia ufficiale Elisa Baciocchi non è affatto morta a Piombino ma vicino Gorizia, a Villa Vicentina. «Non vi azzardate a dire ai vecchi piombinesi che questa storia è soltanto una leggenda e che le streghe non esistono. - afferma con fare scherzoso Gordiano Lupi - State certi che vi faranno percorrere i cento scalini che da Cittadella portano al mare e vi porteranno su quella scogliera dove ancora oggi, nelle notti in cui soffia forte il vento di libeccio, giurano di sentire la voce della Baciocca implorare perdono in mezzo ai cadaveri putrefatti di quei ragazzi gettati sugli scogli».

Manolo Morandini Il TIRRENO

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