CORTONA: La città strategica dalle origini Etrusche

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Limestone cippus with relief showing musicians

STORIA DI CORTONA

Antica lucumonia facente parte delle dodecapoli etrusca, è situata a sud della provincia di Arezzo ed a sud-est della regione Toscana, al confine con la regione Umbria. Cortona si trova su una collina a circa 500 metri sul livello del mare, e come lo fu per gli Etruschi lo è anche a oggi, collocata in una posizione strategica che permette con brevi spostamenti di raggiungere molti luoghi di rilevante interesse. Tra il VIII e il VII secolo a.C., Cortona divenne un’importante lucumonia etrusca, molto probabilmente Cortona fu una città molto potente grazie alla sua posizione collinare, che permetteva un ampio controllo dei territori che facevano parte della lucumonia.

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Origini  e leggende di Cortona

Cortona vanta la fondazione di Dardano, figlio di Giove (per un’altra tradizione figlio di Atlante) e di Elettra, che fu poi fondatore di Troia. Sarebbe nato a Cortona, secondo quello che scrive Virgilio (Eneide III, 167; VII, 209) e di là si sarebbe recato verso l’Asia. Dice un proverbio, seguendo la leggenda: “Cortona, mamma di Troia e nonna di Roma”. Si dice che Dardano combatteva sopra un colle che sovrasta la Val di Chiana e fu colpito da una lancia che gli portò via l’elmo, che non fu possibile ritrovare. Interrogato un indovino, disse che la Madre Terra aveva chiuso l’elmo nel suo seno, poiché voleva che là dov’era stato perduto, sorgesse una città turrita, la quale sarebbe stata impenetrabile e forte come l’elmo di Dardano. Allora l’eroe costruì le mura della nuova città, che ebbe il suo centro proprio là dove aveva perduto l’elmo. La città ebbe nome “Corito”, elmo, da cui è derivato poi il nome di Cortona.

La città di Cortona ha una storia molto ricca di notizie dal sapore leggendario: come tutti i piccoli centri anche Cortona non sfugge a quella usanza, secondo la quale si cercano origini nobili e lontanissime per dare lustro e fama alla città. Si disse nei secoli passati che Cortona era stata fondata dall’eroe Dardano, cui si deve anche la fondazione di Troia, o che era una città pelasgica. Molto più semplicemente la fondazione di Cortona risale ai secoli dello splendore della civiltà etrusca, quando anche le città dell’interno avevano una precisa funzione nel contesto civile, militare e religioso. Secondo Livio, Cortona era addirittura una delle dodici Lucumonìe dello stato etrusco: e della importanza che aveva sono imponente testimonianza le mura e le tombe dei dintorni, oltre gli oggetti di raffinato e gustoso artigianato in bronzo ed in terracotta rinvenuti nell’ambito della città. Passata sotto il dominio romano, la storia di Cortona si identifica con quella di qualsiasi altro piccolo centro, lontano dalla magnificenza imperiale e con vicende oscure ed assolutamente impersonali. Sappiamo solo che nel 450 d.C. subì il destino di Roma: i Goti la occuparono e ne fecero una cittadina ancora più anonima.

Periodo etrusco

Tra il VIII e il VII secolo a.C. la città di Cortona divenne un’importante lucumonia etrusca. Furono costruite proprio dagli Etruschi nel IV secolo a.C. le imponenti mura che circondano la città per circa tre chilometri, le tombe nobiliari “a melone” sparse nei dintorni della città e il monumentale altare funerario adornato da sfingi, esempio unico in Italia. A Cortona è stata ritrovata anche la Tabula Cortonensis, una lamina bronzea con una delle più lunghe iscrizioni in lingua etrusca.
Nel 310 a.C. molte città etrusche furono sottomesse a Roma. Cortona dunque stringerà un’alleanza con Roma, che però non fu rispettata e che porterà ad un violento scontro nei pressi del Trasimeno. Nel 450 d.C. i Goti occuparono Cortona, facendole perdere sempre più la sua fama.

 

Solo nel ’200, con il prevalere dei Comuni, la città di Cortona risorge a nuovo splendore; il dominio si allarga, iniziano le lotte con i centri vicini per il controllo di vasti territori, fino al 1258, quando la città fu proditoriamente occupata dagli aretini e gli abitanti costretti all’esilio. Inizia a questo punto l’ascesa della famiglia Casali, che per circa due secoli avrà la signoria della città. Dopo aver ricondotto i Cortonesi in patria, in mezzo a lotte, intrighi e periodi di tranquillità, i Casali danno a Cortona una ricchezza ed una prosperità mai godute fino allora. All’inizio del XV secolo, nel 1411, Ladislao, Re di Napoli, che aveva occupato la città, ne fa oggetto di mercato con la repubblica fiorentina. Da questo momento Cortona perde la sua autonomia e torna ad essere un territorio soggetto, sia pure rimanendo aderente alle sue nobili tradizioni ed usanze. La sua storia non ha più grandi momenti, anche se illustri personaggi si mettono in luce specialmente nel campo artistico: ecco infatti Piazza Signorelli Luca Signorelli, Francesco Laparelli, Pietro Berrettini. Dopo l’unità d’Italia, Cortona, che ha vissuto senza traumi il passaggio dalla Toscana granducale all’Italia finalmente riunificata, continua a vivere tranquillamente, gloriandosi delle tradizioni dei passato, più che cercando di avviarsi verso Il futuro. E’ così, comunque, che la vogliono i Cortonesi, una cittadina tradizionale, tranquilla, lontana dagli sconvolgimenti e dai cambiamenti troppo violenti spesso imposti, più che voluti, dalla moderna civiltà.

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Lampadario Etrusco

Dal XV secolo alla seconda guerra mondiale

Nel secolo XV Cortona entra a far parte della Repubblica fiorentina e ne diviene una cittadina importante dal punto di vista militare in quanto punto cruciale della sua difesa, ma nel 1509, dopo un secolo di tranquillità, finisce nel mezzo della guerra tra l’esercito spagnolo e Firenze, subendo l’assalto del principe Filiberto d’Orange, onde Cosimo I de’ Medici decide la costruzione della fortezza del Girifalco nel 1549 e Cortona diviene anche sede di un capitanato. Nel secolo XVI a Cortona il Rinascimento fiorentino fiorisce nelle opere d’arte degli artisti Luca Signorelli e Pietro Berrettini e nei monumenti dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini.

Nel secolo XVII, in sostituzione dell’estinta dinastia dei Medici subentrano gli Asburgo-Lorena, Granduchi di Firenze, che opereranno imponenti bonifiche alla campagna cortonese col miglioramento delle infrastrutture civili. Nel 1727, in epoca leopoldina, nasce, per opera dei fratelli Venuti (Marcello, Filippo e Ridolfino), l’Accademia Etrusca, quale centro di ricerca ante litteram della civiltà etrusca, che per la sua innovatività richiama l’attenzione degli intellettuali di mezza Europa.

 

L’Accademia di Cortona cura poi l’edizione italiana di opere di ampio spessore come il Dizionario Enciclopedico di Diderot come Voltaire, Muratori, Pallottino ed il grande archeologo-storico delle civiltà antiche Winckelmann. Successivamente la città di Cortona conoscerà nuovamente la violenza quando le truppe di Napoleone nell’anno 1799, tentarono di occuparla. Cortona, quindi, restituita al Granducato di Toscana, si ribellerà anche a questo partecipando attivamente ai moti rinascimentali conclusisi col Plebiscito del 1860, in cui i cortonesi sanciscono la loro definitiva appartenenza all’Italia unita.

Nel XX secolo, la Città – che dal punto di vista economico vive un momento di ordinato sviluppo, con la meccanizzazione delle campagne e, parallelamente, grazie al migliorato status sociale e finanziario, gode della valorizzazione dei suoi prodotti della terra, nonché della pregiata carne bovina di razza “chianina” – partecipa alle due tragiche guerre mondiali, pagando un alto tributo di sangue, coi suoi numerosi caduti. Il 27 giugno 1944 a Falzano, frazione del comune, un gruppo di soldati tedeschi operò una feroce rappresaglia in risposta all’uccisione di due loro camerati (e al ferimento di un terzo) avvenuta il giorno precedente da parte dei partigiani. Furono uccisi dieci civili, alcuni dei quali fatti saltare con dell’esplosivo dopo essere stati rinchiusi nelle rovine di una casa bruciata il giorno prima.

 

Il tenente della Wehrmacht Josef Sheungraber è stato riconosciuto colpevole del massacro e conseguentemente condannato all’ergastolo dal tribunale di Monaco di Baviera con una sentenza emessa il 10 agosto 2009, a 65 anni dalla strage; la sentenza di condanna tedesca segue quella precedentemente emessa dal Tribunale militare di La Spezia nel 2006 Così, malgrado la scempio nazista che la vede vittima della suddetta storica e sanguinaria rappresaglia, Cortona, miracolosamente risparmiata dai bombardamenti, scioglie il voto del suo vescovo che incarica il pittore Gino Severini d’elaborare le stazioni della via crucis in sinergia col mosaicista Romualdo Mattia. I lavori, espressione della cultura cubista e futurista della prima metà del secolo, sono visibili seguendo la via che parte da porta Berarda per raggiungere il santuario della Patrona, Santa Margherita.

da Cortonamia.com

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