San Pietro a Gropina:
Matilde di Canossa e i Templari

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La pieve di San Pietro a Gropina è un edificio sacro che si trova in località Gropina, nel comune di Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo.

La chiesa costituisce uno degli esempi più alti dell’architettura romanica in Toscana.

Già ricordata nel 774, nel sottochiesa si trovano i resti di una prima chiesa (V-VI secolo) e di una seconda a due navate (VIII-IX secolo). La chiesa, che ha un impianto basilicale con abside semicircolare, esternamente presenta decorazioni solo nell’abside, dove compare un motivo di arcate cieche spartite da lesene.

La tradizione popolare attribuisce la fondazione alla duchessa di Toscana Matilde di Canossa.

La decorazione interna è particolarmente ricca: di grande interesse un pulpito di epoca tardo-longobarda (datato all’anno 825) scolpito con figure zoomorfe e motivi geometrizzanti. Il programma iconografico dei capitelli è una vera “enciclopedia sacra” con evidente intento didascalico: vi sono raffigurate infatti scene tratte dall’Antico e Nuovo Testamento.

Colonna dei cavalieri templari nella pieve di Gropina
Qui sono visibili alcuni cavalieri a cavallo armati di scudi e lance, mentre combattono due demoni. Dato che la pieve avrebbe ospitato anche i cavalieri templari, questo capitello potrebbe ricordare la loro eterna lotta contro le forze delle tenebre. Sui quattro vertici vi sono quattro uomini nudi, probabilmente indice della purezza del cavaliere templare che abbandonava tutto per seguire il Cristo. Vi è un cavaliere senza scudo, presumibilmente l’Imperatore Teodorico (supposizione nata dal fatto che sarebbe nella stessa posa nella chiesa di San Zeno a Verona).

Colonna delle aquile e la loro preda
Qui sono visibili quattro aquile che con le ali aperte tengono una preda tra gli artigli, tra loro vi è un fiore. L’aquila simbolo di conoscenza e illuminazione, è lo spirito che porta con sé ciò che è rimasto di corporale e di materiale. Il fiore ha dieci petali.

Pilastro della chimera
Qui è visibile una CHIMERA con testa e corpo di leone, sulla schiena porta una testa di drago e ha la coda di serpente (leone e drago significano forza, la coda di serpente invece l’astuzia).

Colonna del “Green Man”
Qui sono visibili foglie di acanto intervallate da mascheroni demoniaci intrecciate a motivi vegetali. Questa immagine introduce un interessante studio di FABRIZIA LANDI che avrebbe ipotizzato la presenza del “GREEN MAN” a Gropina. La Landi enuncia che questa simbologia delle teste umane e semi-umane sommerse nella vegetazione che strariperebbe da bocca e orecchie, sarebbe la metafora delle forze del male che saprebbero avvinghiare senza scampo l’essere umano. Questa visione proviene da un antico culto pagano di derivazione anglosassone legato alla primavera dal nome di “Green Man” diffuso inspiegabilmente in tutto il mondo; lo troviamo infatti in India, Germania, Francia, Indonesia fino all’Israele, nelle chiese templari a Gerusalemme (XI secolo). Il Green Man è l’uomo da cui vi escono da ogni orifizio tralci di vegetazione. Nonostante il nome di “Green Man” sia stato dato recentemente, lo ritroviamo nel passato ripetuto in diversi personaggi divini e umani tutti legati al bosco e alla terra; per i Celti abbiamo CERNUNNO e VIRIDIOS e il più famoso in Italia SILVANO. In Inghilterra PUCK e anche ROBIN HOOD, SIR GAWAIN nelle leggende di Re Artù e nel cristianesimo ortodosso San Giorgio (Georgius in greco significa coltivatore della terra).

A Gropina abbiamo una serie di “Green Man” generici, senza che siano legati a delle divinità, forse come natura materiale dell’uomo. Fabrizia Landi lo vede come una sorta di male in agguato, l’avvertimento del pericolo. Essi sarebbero gli antichi dei che ci osservano dai boschi e i loro volti sarebbero mescolati alle fronde. Un avvertimento per l’uomo cristiano dei pericoli da evitare.

Colonna: le storie bibliche
Qui sono presenti scene di carattere storico con Cristo benedicente dentro la mandorla, un busto di San Pietro con in mano le chiavi, la testa di San Paolo, Sant’Ambrogio con il rotolo della legge e Sansone contro il leone (metafora della lotta del bene contro il male).

Colonna: il castigo della lussuria
Qui sono presenti un uomo e tre donne. L’uomo anziano si tira la barba (simbolo di ira) e alcuni draghi succhiano i seni delle donne, metafora nel complesso del castigo della lussuria.

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