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Museo degli Organi Santa Cecilia
La Fondazione Museo S.Cecilia si è costituita nel 2002 per iniziativa del Dr.Lorenzo Ronzoni, che ha messo a disposizione della Fondazione la sua raccolta di strumenti musicali consistente in un cospicuo numero di antichi organi meccanici del ‘600, ‘700 e ‘800, nonchè un nucleo di clavicembali e fortepiani che documentano l’evoluzione tecnologica e stilistica del pianoforte, simbolo eminente della civiltà musicale occidentale.

L’edificio in cui è situato il Museo è l’ex sede della chiesa di San Pietro allMuseo unico in Italia, vuole dimostrare l’eccellenza raggiunta dal nostro Paese in quest’arte per la quale nei secoli scorsi fummo ammirati maestri in tutta l’Europa.

Gli strumenti esposti nel museo vantano un raro esemplare di organo portativo di Carlo Traeri del 1686. Un organo positivo di Agostino Traeri del 1756. Due strumenti del Seicento Emiliano e dell’Italia centrale. Un magnifico esempio d’arte napoletana del 1742 di Domenico Magino. Un imponente organo siciliano del 1771 di Gaetano Platania.

Nel museo, inoltre, è documentata l’evoluzione tecnologica, stilistica e di gusto del pianoforte, simbolo eminente della civiltà musicale occidentale con un clavicembalo italiano a due registri della seconda metà del Seicento con dipinto ad olio del XVIII secolo di scuola romana sulla parte interna del coperchio. Un fortepiano italiano a coda della fine del XVIII secolo, tre fortepiano a coda: “Daniel Dorr” (inizio XIX sec.), “I.Bösendorfer” (1840 circa), “J.B.Streicher” (1860 circa) ed un pianoforte a coda “Blüthner” del 1904.

’Orto del 1197, prima chiesa di questa importante città, dentro la quale il popolo massetano, il 31 luglio del 1225 comprò la libertà dal vescovo Alberto costituendosi in Libero Comune. Durante i lavori di restauro sono venute alla luce, intere o in parte, le monofore e le bifore dell’antica chiesa medioevale. Frammenti del rosone della facciata e il tetto a capriata ricostruito nell’Ottocento. Sono stati riportati alla luce anche piccoli frammenti di affreschi attribuiti ad Ambrogio Lorenzetti.

Doveroso aggiungere che chi entra in questo luogo, respira la ricreata mistica atmosfera di una delle chiese medievali più significative della Maremma.

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