Porta del Paradiso

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Realizzata da Lorenzo Ghiberti in bronzo e oro per il Battistero di Firenze, quando Michelangelo la vide la soprannominò Porta del Paradiso. Mentre prendeva forma la cupola brunelleschiana, a pochi metri di distanza veniva commissionata la terza ed ultima porta del Battistero. La realizzazione dell'opera fu affidata, senza un concorso, a Lorenzo Ghiberti reduce dall'ultimazione della seconda porta, posizionata sul lato nord del bel San Giovanni. Al Ghiberti, affiancato negli anni da numerosi collaboratori del calibro di Donatello, Michelozzo, Luca della Robbia, Benozzo Gozzoli, Bernardo Cennini, occorsero 27 anni per realizzare in bronzo e oro questo capolavoro assoluto del primo Rinascimento e, quando i committenti la videro, tale era la sua bellezza che decisero di metterla nel posto d’onore, sul lato orientale che guarda la Cattedrale, il Paradisium, da cui il nome della porta. Secondo il Vasari fu invece Michelangelo a darle questo nome quando, vedendo le due ante dorate, avrebbe detto: “elle son tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso”. La Porta (del peso di 8 tonnellate, alta 5 metri e venti, larga 3 metri e dieci, dello spessore di 11 centimetri) raffigura alcuni episodi delle storie dell'Antico Testamento, ma a differenza delle altre due porte organizzate in 28 riquadri contenenti quadrifogli gotici, la Porta del Paradiso elimina i quadrifogli e riduce il numero delle scene a 10. Ogni riquadro raccoglie più episodi ambientando i fatti in piani spaziali diversi e dando vita così a rilievi che figurano tra i massimi capolavori del nuovo linguaggio pittorico del Quattrocento fiorentino. L’intervento di Benozzo, confermato unanimemente dalla critica, è stato riferito all’esecuzione delle due formelle con le Storie di Saul e David e l’Incontro della regina di Saba con il re Salomone, episodio quest’ultimo allusivo alla conseguita riconciliazione tra la Chiesa d’Occidente e quella d’Oriente (raffigurata nella 10 formella), sancita a Firenze nel 1439. Dietro La Regina di Saba e Salomone abbiamo proprio la prospettiva dell'architettura Rinascimentale di Cosimo il Vecchio che ne identifica il periodo storico in cui si è tenuto il Gran Concilio. La Porta del Paradiso non lascerà mai la sua collocazione originale fino al 1943 quando, a causa della seconda guerra mondiale, fu rimossa per ragioni di sicurezza. Tornerà in Battistero nel 1948 dopo un restauro che porterà alla luce la doratura al mercurio, da secoli nascosta sotto lo sporco e una vernice nera apposta nel 1772, che aveva fatto dimenticare l’esistenza della mitica doratura dei rilievi. Scampata alla guerra, la Porta del Paradiso sarà danneggiata dall’alluvione del 1966: l’urto dell’acqua sarà talmente violento da aprire le ante e staccare 6 pannelli dal telaio di bronzo (due in alto, due centrali e due in basso), che il Ghiberti aveva incastrato di misura. Dal 1990, durante l'ultimo grande restauro, la Porta è stata sostituita con una copia visibile ancora oggi in Battistero. La Porta del Paradiso nel nuovo Museo È sempre un peccato rimuovere una grande opera d'arte dalla sua collocazione storica per imprigionarla in un Museo, anche se spesso questo è l'unico modo per conservarla e restituirla alle generazioni future. Nel 2012, dopo un restauro durato 27 anni, la Porta del Paradiso viene collocata nella vecchia struttura del Museo dell'Opera del Duomo allontanandosi così dal suo contesto originario, dal "Paradiso" come si chiamava lo spazio tra il Duomo e il Battistero. Il problema della decontestualizzazione delle opere viene meno nel nuovo Museo dell'Opera, visitabile dal 29 ottobre 2015, che permette la rievocazione dei luoghi originali per cui le opere erano state pensate. La Sala del Paradiso, lunga più di 33 metri, larga più di 20 e alta altrettanto, ospiterà infatti la ricostruzione della prima facciata di Santa Maria del Fiore, mai completata e smantellata nel 1587, di fronte alle tre porte istoriate del Battistero.

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