La porta sud del Battistero

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La Porta sud del battistero di Firenze, in bronzo con dorature (577x428 cm), fu disegnata da Andrea Pisano e fusa da Leonardo d'Avanzo con l'aiuto dei rispettivi collaboratori, tra il 1329 e il 1336. L'opera è firmata in alto, l'unica di Andrea a portare tale riconoscimento voluto dall'artista: "ANDREAS UGOLINI NINI DE PISIS ME FECIT A.D. M.CCC.XXX". La cornice a motivi vegetali è invece opera di Vittore Ghiberti, databile al 1453-1466.

Storia
L'Arte di Calimala, responsabile del battistero di Firenze, nel 1322 decise di ricoprire con formelle di bronzo la porta lignea esistente sul lato est, quella rivolta al Duomo; il fatto che la porta venisse poi spostata sul lato sud, nel 1452, secondo una notizia del Vasari ripresa un po' da tutte le fonti fino ad oggi, è stato recentemente messo in dubbio per discrepanze nelle misure tra le due aperture[1]. L'apertura sul lato sud dopotutto aveva un'importanza sicuramente non secondaria, poiché da qui entravano i padrini coi fanciulli da battezzare.

Venne incaricato della nuova opera l'orefice Piero di Jacopo, ma i risultati dovettero sembrare deludenti, se nel 1329 si cambiò il progetto, preferendo rifarla interamente in metallo. Piero fu allora inviato a Pisa, a studiare la Porta di san Ranieri, che Bonanno Pisano aveva realizzato per il Duomo di quella città, e, contemporaneamente, si spedì a Venezia un legato in cerca di un artigiano capace di fondere il bronzo e di raddrizzare gli stipiti già fusi con vari difetti.

Fu arruolato così il veneziano Leonardo d'Avanzo, che creò l'intelaiatura dei battenti assistito da vari collaboratori. Nel frattempo, dal 1330, il disegno delle formelle era stato affidato ad Andrea Pisano, artista conoscitore di Giotto e delle opere di Nicola e Giovanni Pisano. L'artista, che dovette curare anche la rifinitura a cesello dopo la fusione, si ispirò a varie fonti: alle Storie del Battista nei mosaici della cupola, alla Cappella Peruzzi di Giotto e, in parte, per gli ultimi riquadri, alle Virtù affrescate nella Cappella degli Scrovegni.

La data del 1330, riportata con la firma, è da intendersi come data d'inizio dei lavori di Andrea Pisano, che vennero conclusi solo nel 1336, in seguito a un rallentamento dovuto a un difetto della fusione. In quell'anno la porta venne solennemente messa in opera in occasione della festa di San Giovanni del 26 giugno. I lavori alla porta sono riccamente documentati da una copia settecentesca dei documenti originali (carte Strozziane, serie II, vol. LI, I e II), conservata nell'Archivio di Stato di Firenze. In tali carte si trovano i nomi di vari collaboratori tra cui, oltre a Piero di Jacopo, Piero di Donato e Lippo Dini.

Tradizionalmente, nel 1424 la porta avrebbe avuto la collocazione attuale, per far posto sul lato più importante alla porta con Storie di Cristo di Lorenzo Ghiberti, giudicata più bella e aggiornata al gusto rinascimentale corrente; la porta di Ghiberti a sua volta cedette il passo, nel 1452, alla Porta del Paradiso, dello stesso autore, finendo sul lato nord. Studi più recenti, sulla base del raffronto delle misure delle porte, pensano invece che la porta del Pisano sia sempre stata sul lato sud, non comparendo mai davanti alla cattedrale.

La cornice che inquadra i battenti, a motivi vegetali, è più tarda e venne realizzata dopo la fine dei lavori alla Porta del Paradiso da Vittore Ghiberti su disegno del padre Lorenzo: nel 1453 i due stipularono infatti un contratto, ma il primo pagamento a Vittore risale solo al 1456, a un anno dalla morte del padre, per cui l'opera è riferita solitamente a lui. L'esecuzione si protrasse fino al 1466.

Descrizione
La porta è suddivisa in ventotto formelle, disposte su sette file di quattro, con scene inquadrate da una cornice a losanga lobata (anche nota come «compasso gotico» o quadrilobo), che aggiornò secondo un gusto più tipicamente gotico la tipologia dei portali romanici a formelle rettangolari. I quadrilobi sono a loro volta racchiusi in altre cornici quadrate, con il risultato di una continua tensione tra linee rette, arcuate e spezzate. Le formelle sono separate da bordi dentellati e una cornice con rosette alternate a piccole piramidi (che simulano le capocchie dei chiodi nelle porte lignee) e teste leonine agli angoli, secondo un motivo che aggiornava gli spartiti di Bonanno Pisano.

Le prime venti formelle narrano Episodi della vita di san Giovanni Battista, iniziando da quelle del battente sinistro (da 1 a 10) e proseguendo poi nel battente destro (da 11 a 20), mentre le altre otto, nei due registri più bassi, recano personificazioni delle tre Virtù teologali (da 21 a 23) con l'aggiunta dell'Umiltà (24) e delle quattro virtù cardinali (da 25 a 28), nell'ultima fila di formelle in basso. La doratura, ad amalgama di mercurio, fu applicata ai rilievi delle figure e ai motivi ornamentali dell'intelaiatura.

In essa si nasconde un messaggio teologico molto complesso che si può legare alle scene del Battista in vita (battente di destra per chi esce) e in morte (battente di sinistra).

Elenco delle scene
Annuncio dell'angelo a Zaccaria
Zaccaria diviene muto per aver dubitato dell'annuncio a causa dell'età avanzata della moglie
Visitazione
Natività del Battista
Imposizione del nome al Battista
San Giovanni fanciullo nel deserto
Predica ai Farisei
Annuncio della venuta di Cristo
Battesimo dei seguaci
Battesimo di Gesù
San Giovanni rimprovera Erode
Incarcerazione di san Giovanni
Visita dei discepoli
Gesù risana lo storpio
Danza di Salomè
Decollazione di san Giovanni
Presentazione della testa a Erode
Salomè presenta la testa a Erodiade
Trasporto della salma del santo
Sepoltura di san Giovanni
Speranza
Fede
Carità
Umiltà
Fortezza
Temperanza
Giustizia
Prudenza


fonte: wikipedia

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