Giona ed il Dragone

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Giona, un giovane cavaliere che era stato cresciuto da una confraternita di frati Domenicani nell’Abbazia di Sant’Antimo, divenuto adulto e non volendosi convertire all’ordine, si dedicò a fare il messaggero a cavallo, quando un giorno sulla sua strada incontrò una giovane e nobile donna: la Contessina Matilde della Gherardesca. Matilde, viaggiava sulle strade senesi, attraverso i boschi, rocche e piccoli borghi per raggiungere la tenuta dell’amica Pia Salimbeni a Siena, quando venne assalita da un gruppo di briganti che la volevano derubare. Giona sentendo le urla della giovane donna corse in suo aiuto insieme a degli amici. Vide la giovane e i loro sguardi si incrociarono, tra i due scoccò la scintilla. Lei era bella, dolce e armoniosa nei suoi movimenti, lui aveva uno sguardo vivace, attento e profondo, di bell’aspetto ma non all’altezza della contessina, per estrazione sociale, tuttavia i due rimasero attratti l’uno verso l’altra e nacque l’amore.

Rivide la contessa per alcuni giorni nei giardini dei Salimbeni e l’attrazione era molto forte tra i due e diventava sempre più intensa. La contessina fece rientro nella sua tenuta di Bolgheri. Passarono giorni dopo questo incontro e Giona era sempre più irrequieto, doveva in tutti modi raggiungere la giovane Contessa. Anche lei continuava a pensare a lui e aspettava con grande ardore di rincontrare il giovane Cavaliere.

Giona parti dalla Rocca di Radicofani, seguendo il fiume Ombrone per raggiungere la costa, il mare e risalire fino a Bolgheri. Il suo viaggio lo portava ad attraversare le paludi della Maremma Toscana e si diceva che all’interno delle paludi ci fosse un feroce e infernale Dragone che catturava e faceva sue prede i viandanti. Il Cavaliere Giona era talmente innamorato e spinto dall’amore per la giovane donna che era pronto ad affrontare anche l’infernale Dragone e spavaldo galoppò velocemente confidando nella sua agilità per evitarlo. Ma all’improvviso sul suo cammino sbucò dal terreno il grande Dragone, di cui tutti avevano un grande terrore. Il cavallo si imbizzarrì e lo scaraventò a terra abbandonando il giovane ai piedi del mostro.

Il demone infernale gigantesco, con grandi occhi dal colore verde intenso, profondi e cupi, sputava fuoco dalla bocca, circuiva le sue prede fino ad inghiottirle e lo stesso fece con Giona. Rimasto nella pancia del Dragone per tre giorni e tre notti, Giona pregava Dio di aiutarlo a rispondere ai quesiti che il Dragone gli avrebbe posto. Era difatti noto che Il dragone che rapiva i viandanti, li inghiottiva e per non essere divorati avrebbero dovuto risolvere tre enigmi.

Giona era molto spaventato e dubitava di poter risolvere i quesiti.

Il dragone pose il primo quesito:
Quanti animali portò Mosè sull'arca in attesa del diluvio universale?
Giona, conosceva i Salmi e le sacre scritture e gli fu facile rispondere: nessuno perché era Noè e non Mosè.

Giona si rinfrancò per la facile soluzione e attese il secondo enigma.

Il dragone, che già pregustava il pasto, si stizzì e pose il secondo quesito:
Ci sono tre fratelli.
A volte sono brutti, mentre altre volte sono belli. 
Il primo non c'è perché sta uscendo, il secondo non c'è perché sta venendo, c'è solo il terzo che è il più piccolo dei tre, ma quando manca lui nessuno degli altri due c'è.
Chi sono?
Giona era disperato, perché vedeva avvicinarsi l’ora della sua morte e pregò il Signore, il suo Dio che era, è e sarà.
E, con questa certezza, rispose: Passato, Futuro e Presente.

Giona ringraziò in cuor suo il Signore per l’aiuto datogli.

Il dragone cominciava a vedersi sfuggire la preda e meditò sul terzo enigma per renderlo il più difficile possibile:
Qual è l'animale che al mattino ha quattro zampe, a mezzogiorno ne ha solo due e alla sera tre?
Giona non sapeva cosa rispondere e pregò nuovamente il Signore suo Dio che è con te in tutte le fasi della tua vita. Ebbe a quel punto un’intuizione e rispose: è l'uomo. Da bambino si trascina sulle mani e sui piedi, diventato grande, cammina sui due piedi e infine da vecchio si appoggia sul bastone. Il dragone sconfitto si suicidò perché la sua vita era legata alla cattura dei viandanti che non risolvevano gli enigmi.
Passato il pericolo Giona obbedì a Dio e chiese di aiutarlo sempre in tutte le occasioni e guidarlo, nelle sue decisioni, a non essere troppo spavaldo ma renderlo più riflessivo.

    Questa storia frutto solo della fantasia...non ti servirà per risolvere gli enigmi

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