GLI ENIGMI DI LEONARDO: la Madonna con i fusi

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La “Madonna dei Fusi” è un’opera di Leonardo da Vinci delle dimensioni di piccole dimensioni realizzata a Firenze nel 1501, dopo un’assenza di quasi vent’anni, passati alla corte di Ludovico il Moro a Milano, e conservata in una collezione privata a New York. Si tratta in assoluto di una delle immagini sacre più contemplate e autorevoli del pieno Rinascimen, della quale esistono molte versioni, nessuna pienamente autografa. Le più vicine alla mano leonardesca sono ritenute quella in una collezione privata a New York e quella (48,3×36,9 cm) nella collezione del duca di Buccleuch, nel Drumlaring Castle presso Edimburgo, in prestito alla National Gallery of Scotland in entrambi i dipinti non è da escludersi qualche intervento diretto di Leonardo, la cui entità è tuttora in corso di approfondimento fra gli studiosi di riferimento. Entrambe le opere corrispondono a questa descrizione, sebbene divergano in un dettaglio: il piede del bambino si trovava in un cestino con i fusi. Sono note inoltre altre versioni esposte in musei, tutte provenienti dalla bottega di Leonardo da Vinci, la cui attribuzione a singoli allievi e collaboratori del maestro non è ancora pienamente definita. Questo “quadretto” si attribuisce a Leonardo, grazie ad una lettera scritta da un frate ed inviata a Isabella d’Este, nella quale si comunicava che lo stesso Leonardo stava realizzando un “quadrettino” per il segretario del re di Francia Florimond Robertret, nel quale veniva raffigurata la Vergine e il Bambino mentre afferra l’aspo come se fosse una croce, a simboleggiare il suo martirio.

Madonna dei Fusi: analisi il quadro

Nell’opera possiamo notare, in primo piano, la Madonna seduta su una roccia in posizione con le gambe rivolte verso sinistra, mentre il busto e la testa sono girati verso destra ed il Bambino, semi-sdraiato lungo la diagonale, si diverte giocoso e sorridente, tenendo fra le sue manine un aspo (un bastone con due assicelle perpendicolari alle estremità per avvolgervi le matasse di lana filata).

Il gesto fatto dalla Vergine nei confronti del Bambino è a metà tra la sorpresa e la iperprotettività ed è raffigurato dalla mano della donna che è proiettata in avanti, quasi a voler uscire dall’opera. Il Bambino è intento a guardare e fissare l’aspo con forte intensità quasi come se fosse una croce.

Nonostante il tema che prefigura la Passione, Leonardo, rinnovando la tradizione iconografica, inserì nel soggetto una certa serenità, che sottintende la piena accettazione di Gesù del suo futuro sacrificio. Inediti sono i rapporti espressivi tra madre e figlio, con un gesto a metà tra la sorpresa e la protettività rappresentato dalla mano di Maria che, come in altri celebri capolavori vinciani, è proiettata in avanti con un ardito scorcio, quasi come a uscire dal dipinto. Il volume dei protagonisti (il “modellato”) e reso grazie ai delicati trapassi di luci e ombre, tipici del morbido stile “sfumato” di Leonardo.

Straordinaria è poi la fusione atmosferica tra le figure in primo piano e l’amplissimo paesaggio sullo sfondo, in cui si intravedono un fiume e una serie di picchi rocciosi in sequenza, da alcuni identificati con i Calanchi del Basso Valdarno, vicino alla zona di origine del pittore. Nella versione in collezione privata a New York, lo sfondo assomiglia alla valle dell’Adda, da Lecco a Vaprio

Nel 2003 l’opera fu trafugata da un castello scozzese e per quattro anni non se ne ebbe più notizia; solo nel 2007 venne fortunatamente ritrovata per rendere al panorama artistico rinascimentale una delle testimonianze artistiche sacre più affascinanti dell’opera leonardesca.

 

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