Siena, misteri, leggende, magie

Mauro Staccioli
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La città dei misteri.
Siena, nel cuore della Toscana e circondata da dolci colline, è una delle città medievali più belle d’Italia. Suo cardine è Piazza del Campo, dalla forma a conchiglia e divisa in nove sezioni a ricordare le pieghe di un mantello, quello della Madonna protettrice della comunità.Qui si corre due volte all’anno il famoso Palio che appassiona i senesi e non solo ed è in onore di Maria Vergine Assunta. Le sue origini sono incerte ma alcuni documenti ne parlano già dalla metà del 1200.

La Torre del Mangia domina la Piazza ed è così chiamata dal nome del primo campanaro Giovanni Balduccio, conosciuto per la sua incapacità di gestire i guadagni e anche per la golosità. Il soprannome che ne seguì fu “Mangiaguadagni” e da qui “Il Mangia”. Siena, secondo la leggenda, fu fondata da Senio e da Aschio, figli di Remo, che il loro zio Romolo voleva assassinare come già fatto con il fratello. I due scapparono da Roma insella ad un cavallo nero e uno bianco, dando così i colori allo stendardo cittadino. I due fratelli rubarono anche la lupa Capitolina e, divenuta simbolo di Siena, la si incontra spesso nelle strade e nelle piazze e invecchia a guardia dei vicoli e delle fonti. Per questo Siena è detta figlia di Roma.

Nelle contrade abbondano le storie su fantasmi e streghe che apparirebbero in diverse zone dell’antica città, apparizioni legate a morti tormentate. E anche i misteri e gli enigmi non mancano. Il mitico fiume Diana scorrerebbe nel sottosuolo della città e, nel silenzio assoluto, si sentirebbe il suo brusio. Nonostante le numeroso ricerche effettuate, il fiume non è mai stato trovato. Nelle ricerche furono scavati i “bottini”, delle lunghe gallerie che si estendono per 25 chilometri. La leggenda, basata su testimonianze degli operai che vi lavoravano, racconta che questi cunicoli erano popolati da “omiccioli” e “fuggisoli”, creature dispettose e orribili, che si annidavano nel buio della terra, comparendo dal nulla e anche sotto forma di lampi improvvisi. I maldicenti spiegavano queste apparizioni col fatto che gli operai venivano pagati in vino.

Guardando la facciata del Duomo, a sinistra, si trova un simbolo enigmatico:
Il Sator.
E’ un quadrato magico con iscrizioni in latino e contiene cinque parole:
SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS.
Si tratta di un palindromo che si legge indifferentemente da destra a sinistra e viceversa e dall’alto in basso e viceversa. Questa iscrizione è stata rinvenuta in varie parti del mondo: ad esempio in Gran Bretagna, Francia, Spagna, Ungheria e non solo. Il mistero del suo significato non è ancora stato svelato e le ipotesi sono molte: un crocifisso nascosto, codice dei Templari (al cui ordine apparteneva la Chiesa di San Pietro Maggiore), spiritismo della cabala, il demonio. Sulla ripida scalinata che porta al Duomo, si trova un gradino con una croce nera incassata: la leggenda vuole che Santa Caterina fosse scivolata sui gradini e, sbattendo il volto, si fosse danneggiata i denti incisivi. La simbologia e l’esoterismo sono aspetti poco conosciuti della città che ne è uno scrigno incantato.

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